Psicoterapia di coppia
La crisi di coppia è inevitabile!
Diego Sedda
2 settembre 2025
Si! La crisi di coppia è inevitabile! Ma puoi superarla e diventare una coppia adulta e felice!
La coppia, sia essa eterosessuale od omosessuale, è composta da due persone, ciascuna con le proprie esperienze, le proprie aspettative e le proprie configurazioni. Nella coppia le persone stanno insieme e condividono la dimensione emotiva, sociale e, generalmente sessuale.
La coppia non è composta semplicemente da due partners ma è una entità molto più complessa, al cui interno le dinamiche relazionali non sono sempre comprensibili, come non è facile comprendere perché per un progetto di vita si investe su una certa persona e solo su quella.
Quando qualcosa “scatta” tra due individui, non è solo una alchimia sessuale, ma anche un eliminare i confini e la solitudine. Certamente la coppia svolge una funzione non subito riconoscibile…
Oggi la coppia non è più fondata sui principi religiosi né tantomeno sociali che ne garantivano la stabilità attraverso obblighi e divieti. Essa, oggi, si fonda sul desiderio e sull’investimento affettivo.
L’inizio di un rapporto di coppia è un momento magico perché caratterizzato, come dice Alberoni, da “uno stato nascente a due” che ha alla base, sempre, tre assoluti: Totalità, esclusività ed eternità; “lui/lei è tutto mio, solo mio, per sempre”.
In una coppia, nelle fasi iniziali, ciascuno si sente accettato ed amato dall’altro partner totalmente, per come è, si sente investito dell’amore incondizionato dell’altro. E’ un processo di idealizzazione reciproca che proietta entrambi in una dimensione di vita fantastica.
Tuttavia l’idealizzazione gradualmente scompare, le cose lentamente cambiano, col tempo si fa l’abitudine allo stare insieme, ci si comincia a dare per scontati, si riducono le attenzioni ai reciproci bisogni.
Insomma, non si sta più al centro del mondo dell’altro e contemporaneamente, spesso, iniziano ad affiorare le reciproche incomprensioni e talvolta pretese. Col passare del tempo, nasce un paradosso: il vissuto di sentirsi amati ed accettati fa sentire i partners della coppia autorizzati all’affermazione di sé e dei propri bisogni individuali che, quando in uno emergono, non fanno più sentire l’altro amato ed accettato.
Gradualmente, l’attenzione all’altro ed ai suoi desideri inizia a ridefinirsi e sul proscenio della relazione iniziano ad emergere le proprie configurazioni psicologiche, il proprio modo di fare e di vedere il mondo, cominciano a comparire desidero ed esigenze non più totalmente in sintonia. L’amore inizia a declinarsi in modo diverso, più articolato e complesso. Lentamente si incorpora l’altro nel proprio disegno di vita: “mi affermo per quello che sono e mi aspetto che tu mi confermi e mi accetti così”.
L’affermazione di sé e delle proprie configurazioni fanno emergere i primi problemi: “domani sera esco con le mie amiche; questa casa fa schifo, prima ne avevi più cura; ma devo sempre essere io a fare la spesa? Dormi sul divano perché russi troppo; ….no, non sei più la persona di cui mi sono innamorato, sei diventata isterica, non ti reggo più, ..”
Inizia così la crisi di coppia: la delusione e lo sconforto prendono il posto dell’entusiasmo e dell’innamoramento. Questo è un momento importante perché da ora in poi l’amore cresce e matura, acquisendo una qualità diversa, meno assoluta, oppure muore. Platone sosteneva che amore è desiderio e si desidera quello che non si possiede. Quindi, infine, l’amore maturo è definibile con l’accettazione della mancanza, con il riconoscimento che nella coppia non esista il possesso ma l’accettazione della alterità di ognuno.
L’affermazione di sé non è la conseguenza della crisi di coppia ma ne è la causa. Con l’arrivo della crisi iniziano anche i litigi, finalizzati ad avere il consenso e l’approvazione del proprio modo di vedere e di fare.
Spesso i litigi sono anche violenti e crudeli e non di rado avvengono alla presenza dei figli che, spaventatissimi, assistono inermi. Quando si litiga si è sempre in due ed il vissuto è sempre di prevaricazione e di violazione del patto implicito iniziale.
Spesso si litiga per affermare la pretesa che l’altro deve comportarsi da genitore che approva e autorizza, altrimenti il dargli “ragione” equivale ad una rinuncia a sé stessi.
Il litigio nasce dal profondo bisogno di conferma e convalida da parte dell’altro. Nelle precedenti generazioni, alla donna, fin da bambina, veniva insegnato che il suo ruolo era sempre secondario rispetto a quello del maschio, dava quindi per scontato che essere una buona moglie significava sottostare al marito. E questo era proprio quello che veniva preteso dall’uomo.
Oggi la moglie esiste in quanto donna e si aspetta di essere rispettata nella sua affermazione. Il modello è evoluto.
Non è facile, per il marito, accettare questo, ma talvolta nemmeno per la moglie è facile proporre l’affermazione di sé stessa. La paura è di perdere l’amore. Spesso sono anche queste le ragioni per le quali si litiga.
Nel litigio c’è, anche, un inconfessato mettersi alla prova per vedere fino dove si può arrivare a tendere la corda:per affermare i propri desideri si pretende l’approvazione dell’altro che deve perdere temporaneamente la sua qualità di partner per assumere quella del buon genitore che autorizza.
La crisi della coppia è sovente sintetizzabile nella richiesta:” tu mi devi sostenere ed approvare nell’affermazione di me e di miei bisogni”. La necessità di piegare l’altro ai nostri voleri è una assolutizzazione del nostro punto di vista, o per meglio dire, è una pretesa, che deve essere corrisposta anche attraverso la violenza.
Questa ha sempre delle giustificazioni che al violento appaiono più che ragionevoli, è l’espressione di un bisogno che pretende sempre soddisfazione, non di rado attraverso l’imposizione.
La violenza riguarda sempre entrambi, ad uno sguardo superficiale il violento è sempre il cattivo, ma se si osserva la coppia con attenzione, si coglie la complementarietà tra i partners con problemi di violenza. Si ha una sorta di escalation simmetrica dove ciascuno alimenta più o meno implicitamente il livello dello scontro.
Con l’arrivo della crisi emergono i silenzi, le arrabbiature, le liti e spesso i tradimenti; l’altro diventa progressivamente estraneo, diventa indifferente, insignificante e lontano……
Il tradimento non è solo di uno, esso riguarda entrambi i membri della coppia, uno lo agisce ma l’altro contribuisce a determinarlo. Il tradimento è la manifestazione eclatante del malessere della coppia. Non ha senso vedere chi tradisce come il fedifrago, il colpevole e chi è tradito come la vittima; non ha senso pretendere che chi ha tradito si cosparga il capo di cenere e chieda perdono e chi è stato tradito trovi la forza per perdonare, si rischia di interpretare l’amore come possesso.
L’amore non è investimento a senso unico, l’amore è reciprocità, è espressione di due investimenti ciascuno dei partners esprime il proprio e quando l’amore si staticizza , nasce la crisi e può accadere che si disinvesta.
L’unica cosa certa è che in una relazione di coppia la crisi è inevitabile.
Molto spesso la soluzione alla crisi od al tradimento è la separazione che può essere violenta, drammatica o amichevole. Può essere incompleta separandosi fisicamente, solo come spazio,, ma mantenendo rapporti anche conflittuali, o definitiva.
Quando si arriva alla separazione significa che ci si è arroccati sulle proprie posizioni, che ha luogo una assolutizzazione dei propri bisogni vissuti e imposti all’interno della coppia come indispensabili, prioritari, fondamentali: “ lui non mi fa sentire donna, lei non mi rispetta per quello che sono, sono sempre io che devo prendere l’iniziativa, non è mai disponibile quando voglio fare l’amore, non ha sposato me ma il suo lavoro”. Questi esempi di crisi, se assolutizzati possono portare alla separazione perché non ci si sente più al centro dell’attenzione, non ci si sente più il punto di riferimento, non ci si sente più capiti ed accettati per quello che si è. In realtà, con il venir meno della risposta ai bisogni iniziali, emerge la pretesa. Quando c’è la pretesa nessuna risposta è mai abbastanza perché tutte le risposte sono vissute come parziali ed inadeguate. La pretesa è sempre espressione di un devastante vuoto affettivo che nessuno può riempire dall’esterno, tantomeno il partner. Il vuoto affettivo è espressione di un vuoto nato nell’infanzia, ed il partner deve diventare colui che lo riempie. Questo passaggio dai genitori al partner è automatico. L’altro deve quindi esistere in funzione nostra, quando questa funzione inevitabilmente viene meno, non rimane che la separazione.
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